Un timido sole milanese ha accolto in settimana uno chef che a un sole scintillante è ben abituato; sto parlando di Ciccio Sultano, patron del Duomo di Ragusa Ibla, 2 stelle Michelin, e ospite della settimana delle sale, stracolme, di Identità Milano.

Il profondo rapporto tra Sultano e la sua isola si riconosce già alla lettura della carta che include alcune delle Dominazioni già tema di fondo del suo ristorante più celebre (cui negli anni si sono affiancati I Banchi , sempre a Ragusa, e Pastamara a Vienna). Un viaggio nello spazio e tra le pieghe del tempo, da quando l’isola portava ancora il nome di Trinacria attraverso i secoli e i popoli che hanno arricchito quest’isola.

I Piatti di Ciccio Sultano

La Triglia Maggiore di Scoglio ha un sottotitolo importante tanto quanto le sue origini: Dominazioni siciliane, dal De Re Coquinaria di Apicio . Come si può intuire dal “latinorum” il piatto ha un’origine importante: Apicio era infatti un famoso gastronomo vissuto ai tempi di Gesù, 2000 anni fa circa. Un piatto che trascende il tempo, con un richiamo al famoso garum romano a base di interiora di triglia fresca dall’intenso sapore di mare.

Con il primo piatto facciamo un balzo in avanti di qualche secolo: Spaghetti in Salsa Moresca Taratatà. L’epoca è quella dei mori e dei normanni e allo sferragliare delle loro spade si rifà il nome del piatto. Un piatto di contrasti, dalla bottarga al succo di carota fino alla piacevole freschezza delle erbe citriche.

Il Maialino Nero Siciliano farcito, lenticchie, tartufo nero siciliano (in memoria di antiche consistenze) è un grande classico di Sultano che esalta la bontà del Nero Siciliano, che niente ha da invidiare al maiale iberico.

Il dessert potrebbe sembrare scontato ma d’altronde qual è quel dolce che ha reso la Sicilia famosa nel mondo? Ovviamente il Cannolo ! È quello di Sultano è davvero clamoroso; confesso che non avevo mai mangiato un cannolo e che questo è stato una specie di battesimo; che dire, è stato amore a prima vista, o meglio, a primo morso. Piatto reso ancora più intrigante dal particolare sapore della zuppa di fichi d’India e dal sorbetto di mandorle.

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