Se parliamo di locali storici milanesi non possiamo certo ignorare il ruolo che l’Al Pont de Ferr ha avuto in più di 30 anni di vita.

Nato il 14 dicembre 1986, il locale che prende il nome dal vicino ponte sul Naviglio Grande ha saputo, grazie alle intuizioni e alla determinazione di Maida Mercuri, reinventarsi più volte. L’Al Pont de Ferr nasce come osteria ben prima che queste vie diventassero il cuore della movida milanese; la novità? Una rigorosa selezione di tutti gli ingredienti, vino compreso, che ancora oggi viene scelto personalmente da Maida per una cantina che conta circa 500 etichette.

Un Via-Vai di Grandi Chef

Da Al Pont de Ferr sono passati, negli anni, tanti chef che qui hanno mosso i primi passi per una grande carriera; tra tutti Matias Perdomo, colui che qui raggiunse la stella Michelin nel 2011 e che da poco l’ha ottenuta da Contraste. Da non dimenticare Hamed Sidi Ben Hassan, il primo chef, Juan Lema Pena, ora proprietario della Trattoria Mirta, il compianto Vittorio Fusari e da ultimo Ivan Milani.

Con Milani il rapporto si è chiuso nel 2019 e per la riapertura post-Covid-19 Maida Mercuri, che per i giovani chef deve avere un particolare fiuto (Perdomo aveva 26 anni quando è giunto sui Navigli), ha deciso di affidare la cucina a Luca Natalini. A chi mi segue su Instagram questo nome potrebbe essere familiare: Luca per ben due volte ha raggiunto la finale italiana del San Pellegrino Young Chef, nel 2018 con il piatto Pigeon 3000 km e nel 2020 con la sua versione della Pasta in Bianco. Luca, classe 1989, nonostante la giovane età ha alla spalle diverse esperienze sia in Italia che all’estero con tanti grandi nomi della nostra cucina; per ultima quella di Autem, ristorante del Prosciuttificio Galloni (dove avevo pianificato il pranzo di Pasquetta insieme a degli amici) che purtroppo ha chiuso a causa della crisi dovuta all’emergenza.

Al Pont de Ferr 2.0

Luca porta in dote una cucina golosa cui aggiunge sempre elementi di complessità ed eleganza. Per ora il menu si compone di diversi grandi classici, sia suoi che del ristorante, e due menù degustazione: il Tradizione a 45 euro e il Follia a 75. Mi sembra giusto puntare sui propri capisaldi, almeno in questo primo periodo di assestamento, per poi esplorare nuovi lidi (con il mondo del quinto quarto già nel mirino) man mano che si arriva a regime.

Per la nostra prima cena qui (non ci eravamo mai stati nonostante ne avessi già sentito parlare, probabilmente per la posizione un poco scomoda rispetto a dove abitiamo noi) ho optato, in realtà senza saperlo, sui classici del locale.

Inizio con la Cipolla rossa di zucchero soffiato ripiena di formaggio di capra e cipolla caramellata su pane al sesamo. La presentazione è stupenda: una cipolla di zucchero soffiata come il vetro di Murano, all’interno formaggio e cipolla caramellata in un perfetto connubio di grasso, salato e dolce; molto bello anche il piatto che richiama la forma della cipolla soffiata.

Al Pont de Ferr

Cipolla rossa di zucchero soffiato ripiena di formaggio di capra e cipolla caramellata su pane al sesamo

Proseguo con gli Spaghettoni Felicetti con colatura di alici, calamaretti spillo e pane croccante; cottura perfetta e sapori forti come piacciono a me.

Cipolla rossa di zucchero soffiato ripiena di formaggio di capra e cipolla caramellata su pane al sesamo

Spaghettoni Felicetti con colatura di alici, calamaretti spillo e pane croccante

Da segnalare anche il Vitello Tonnato, preparato secondo ricetta tradizionale con l’aggiunta di qualche goccia di aceto balsamico che lo rende davvero super; che sia arrivato qualcun in grado di spodestare Diego Rossi e il suo fantastico Vitello Tonnato? (Ve lo ricordate? lo avevamo provato a Gennaio).

Al Pont de Ferr

Vitello Tonnato

E come dessert un classico tiramisù 😊

Non penso di poter essere smentito dicendo che l’Al Pont de Ferr sia diventato col tempo un punto di passaggio nella carriera di grandi chef piuttosto che un punto di arrivo (lo abbiamo visto per Perdomo). Penso che Luca ci sia arrivato al momento giusto; nonostante la giovane età ha già alle spalle diverse esperienze importanti e avere a che fare con una città come Milano in questo particolare momento storico non può che farlo crescere ancora di più. Comprensibile la scelta di “andare sul sicuro” in questi primi tempi ma sono sicuro che dal rientro dalla pausa estiva ci saranno grandi soddisfazioni. Come detto questa volta sono andato sui “Classici”, quindi aspettatevi a breve (o almeno spero…) un’integrazione in cui vi racconterò il menù degustazione, il vero modo di capire la filosofia di uno chef.

A presto!

Serica, sulla Via della Seta con Chang Liu
Andrea Berton, dal Friuli a Porta Nuova