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Finché c’è Trippa c’è Speranza

TrippaThephoodtourist

Non ho ancora aperto la porta di casa di rientro dalla serata che ho già deciso che da Trippa ci voglio tornare. È questo l’incredibile effetto della cucina di Diego Rossi; una cucina istintiva, cercata, dai sapori intensi e confortanti di cui non si può proprio fare a meno.

Era da parecchio, almeno un paio d’anni, che l’idea di andare da Trippa vagava per la mia testa, riaffiorando a intervalli regolari con più forza. Vuoi gli impegni, vuoi la lista d’attesa di circa un mese (le prenotazioni sono aperte per le quattro settimane successive), l’idea non si è mai concretizzata. Fino al colpo di fulmine. 9 dicembre 2019, Cena delle Stelle di Identità Golose. Premio di chef dell’anno proprio a Diego Rossi che per la serata porta Fregola con ragù di montone e garusoli, pecorino affumicato e bergamotto. Non ho ancora finito il piatto che la decisione è ormai presa: alla prima data libera si va.

C’è sempre una prima volta

E così, 11 gennaio 2020, con qualche, colpevole, anno di ritardo varco finalmente le porte della trattoria che ha cambiato il volto della ristorazione milanese. Già, perché ancora oggi, a cinque anni dall’apertura, è difficile trovare qualcosa che anche lontanamente si avvicini all’idea avuta da Rossi e Pietro Caroli. Prima di tutto per la ricerca della materia prima; quel quinto quarto spesso bistrattato nelle italiche cucine, qui diventa protagonista grazie alle sapienti mani di Diego, capace di farlo piacere proprio a tutti (anche ai più refrattari alle frattaglie, me compreso). Ogni giorno un diverso piatto a base di trippa più i fuori carta, preparati in base alla disponibilità del mercato.

Poi per il servizio: informale (proprio da trattoria) e spigliato, capace di mettere l’ospite immediatamente a proprio agio. Appena scoperto che quella di sabato era la nostra prima visita i consigli hanno iniziato a fioccare. Nonostante il menù sia piuttosto ristretto, quattro voci (antipasti, minestre, secondi e piatti della casa) con 3/4 piatti ciascuna, di piatti da non perdere assolutamente ce ne sono diversi.

Tanti piatti che sono già Cult

Iniziamo quindi con Trippa Fritta e Vitello Tonnato, due piatti che sono già un vero e proprio culto sia fuori che dentro le mura color zafferano del locale. Croccante e asciutta, la frittura offre una piacevole digressione rispetto alla tradizionale cottura in umido (a me è piaciuta di più questa versione stile finger food). La fama del secondo ha ormai valicato qualunque confine tanto che si notano già tentativi di imitazione soprattutto nell’impiattamento. E che altro? Che è uno dei migliori mai mangiati e non può che creare dipendenza.

Trippa Fritta
Trippa Fritta
Vitello Tonnato
Vitello Tonnato
Midollo alla Brace
Midollo alla Brace

Il Cotechino, lenticchie alla nduja, verza agrodolce e la Spalla di montone, pesto di cavolo nero, carciofi, bergamotto rientrano in quella categoria di piatti dai sapori intensi e confortanti di cui parlavo all’inizio. A stento riesco a ricordare un cotechino con lenticchie così buono in un qualsiasi ristorante milanese.

Cotechino, lenticchie alla nduja, verza agrodolce
Cotechino, lenticchie alla nduja, verza agrodolce
Spalla di montone, pesto di cavolo nero, carciofi, bergamotto
Spalla di montone, pesto di cavolo nero, carciofi, bergamotto

Prima del dolce, un’ottima mousse di cioccolato e pere, un altro must: il Midollo alla brace, da gustare direttamente dall’osso e rigorosamente col cucchiaio. Una conclusione assolutamente perfetta.

Trippa: la “Nuova Trattoria”

Avrete capito che Trippa è un nuovo modo di “fare” trattoria. Non contemporanea, che è diverso. Niente location minimal piena di elementi di design. Niente impiattamenti ricercati, ingredienti dai nomi esotici o innovazione a tutti i costi. Nuovo vuol dire stretti rapporti coi piccoli produttori, stagionalità e tradizione. A Milano è difficile districarsi tra bistrot, mixologist, sushi, fusion e chi più ne ha più ne metta; Diego e Pietro hanno tracciato la via, e le quattro settimane di attesa per aggiudicarsi un tavolo sono il segno che la strada è quella giusta. Segno che la passione per la tradizione e per le ricette di casa non è ancora svanita, soprattutto nei più giovani. Finché c’è Trippa c’è speranza!

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14 Gennaio 2020/0 Commenti/da carlo
Tags: Diego Rossi, Milano, Porta Romana, Trattoria, Trippa Milano
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