L’orto, Gabriele d’Annunzio, la cucina nikkei e il Trentino Alto-Adige. Al gioco finale dell’Eredità trovare una parola in comune con queste quattro sarebbe probabilmente un’impresa impossibile. E invece una parola c’è; o meglio, ci sono un nome e un cognome: Peter Brunel.
La Casa di Peter Brunel
Quando nel 2019 Peter Brunel ha deciso di tornare “a casa”, ha scelto di farlo in tutti i sensi, trasformando il ristorante in un luogo che riflette il suo concetto di accoglienza e di arte culinaria. Pensato come un elegante appartamento, ogni ambiente è curato nei minimi dettagli, con spazi ben distinti per accompagnare gli ospiti nei diversi momenti gastronomici della serata.
All’ingresso si viene accolti in un raffinato salotto, il cuore del momento dell’aperitivo e dell’after-dinner. Qui si trova la pasticceria a vista, incorniciata da una preziosa cornice d’oro, quasi a volerne sottolineare ancora di più l’importanza nel mondo brunelliano.
Si passa poi alle due sale principali, la Gourmet e il Dehor, le cui ampie vetrate si aprono sul giardino esterno. Nella sala Gourmet, la cucina a vista, o meglio “a contatto”, rompe le barriere tra chef e ospiti. Il grande bancone che unisce questi due mondi diventa una vera e propria scena teatrale, dove Brunel completa i piatti sotto lo sguardo attento dei commensali, prima di portarli personalmente al tavolo.
Ogni dettaglio è studiato nei minimi dettagli e lo stesso Peter Brunel si è occupato della progettazione di vari aspetti. Non mancano richiami all’estetica e alla filosofia di Gabriele D’Annunzio, per cui lo chef nutre una profonda ammirazione. Gli arredi richiamano il Vittoriale degli Italiani, con materiali ricercati, citazioni letterarie e giochi di luce che esaltano il senso di intimità e ricercatezza. Ogni dettaglio, dalle linee degli arredi alle scelte cromatiche, sembra voler evocare la passione per l’arte e la cultura che accomuna lo chef al celebre poeta.
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I Piatti del Vate
L’ammirazione per Gabriele D’Annunzio, non tanto come figura politica quanto come geniale “uomo di marketing”, ha spinto Peter Brunel a dedicargli un intero percorso degustazione. Questo menù è ricostruito con cura partendo dai messaggi che il poeta lasciava tra le sale del Vittoriale alla sua storica governante, Albina Becevello. Ogni piatto è un omaggio che intreccia sapori e storia, evocando il carattere teatrale e la raffinatezza tipici del Vate.
Punto focale del percorso sono i celebri Can-nel-lo-ni, il piatto imperativo per eccellenza, richiesto a tutte le ore del giorno e della notte. Lo chef reinterpreta questa storica ricetta con maestria, trasformandola in una creazione moderna ma profondamente legata alla tradizione.
Non può mancare il Tramezzino, così ribattezzato da D’Annunzio nel 1926 dopo averlo gustato al Caffè Mulassano di Torino. Questa icona della cucina italiana viene elevata da Brunel a un’esperienza gourmet, mantenendo il suo legame con il passato. E tra i dolci i celebri cioccolatini Fiat e Majani, di cui il poeta aveva curato personalmente il packaging. Brunel reinterpreta questi classici con una creatività che celebra la storia, senza mai dimenticare la piacevolezza del gusto.
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Tra Trentino, Perù e Giappone
Per chi invece, come il sottoscritto, preferisse i viaggi alla poesia, Peter Brunel propone “Classic Nikkei”, un percorso degustazione ispirato alla straordinaria cucina che nasce dall’abbraccio tra Perù e Giappone. Questo menù è un viaggio, fatto di incontri e contaminazioni tra ingredienti del territorio trentino e suggestioni provenienti dalla cucina nikkei, “scoperta” dallo chef durante un’esperienza a Barcellona e successivamente portata con sé a Firenze e infine ad Arco.
Non chiamatela “fusion”, però. Qui non si tratta di semplici accostamenti arbitrari, ma di una visione personale e profondamente radicata nel pensiero culinario di Brunel, dove ogni piatto racconta una storia unica. L’impronta dello chef si riconosce in ogni dettaglio, sia nei piatti più “tradizionali”, come lo Gnocco di Patata, arricchito da Parmigiano Reggiano, tartufo, aringhe e arancia, sia in quelli più complessi, come l’Astice aromatizzato al burro, servito con arancia, Martini bianco, purè di datteri e salsa Bernese. Quest’ultimo, con la sua intensità aromatica, è reso ancor più memorabile dal tocco finale: uno spray all’arancia vaporizzato direttamente al tavolo.
Il menù ci porta poi nelle terre di Perù e Giappone con creazioni che colpiscono per equilibrio e innovazione. Il Ceviche con storione, caviale e leche de tigre alla seppia rende omaggio alla tradizione peruviana, mentre il Nigiri-foie, un sorprendente nigiri con foie gras arrostito, alghe e pisco, incarna alla perfezione la filosofia nikkei di Brunel.
Ma il vero protagonista del percorso è uno dei piatti simbolo del ristorante: Ricordo di Lofoten 2024. Questo primo piatto è una rielaborazione di un viaggio alle Isole Lofoten, con sapori e visioni che evocano il rosso delle rorbu (le case in legno tipiche) e il blu intenso del mare. Le alici marinate, sospese come gli stoccafissi sugli essiccatoi, galleggiano su una base di acqua e schiuma di mare (ottenuta con dashi, cavolo cappuccio e acqua di cozze), mentre il “rosso” delle case è rappresentato da una salsa al peperone piquillo. Un piatto che è tanto un’opera d’arte quanto un tributo ai ricordi dello chef.
Il gran finale spetta ai dolci, firmati da Loretta Fanella, compagna di avventure culinarie di Brunel negli anni toscani al Borgo San Jacopo. Tra questi spicca Sottobosco, un dessert che ricrea il microclima e le forme di vita dei boschi attraverso diverse consistenze di cioccolato. Un’opera d’arte che conclude il percorso con un richiamo al territorio e un tocco di magia.
Come a Casa
Peter Brunel non ha creato solo un ristorante: ha plasmato un’esperienza che racconta le sue passioni, i suoi viaggi e le sue radici. Ogni dettaglio, dal design degli interni ai sapori dei piatti, sembra voler dire: “Benvenuti a casa mia”. Non si tratta di un semplice elogio al territorio o di una celebrazione della cucina internazionale, ma di una sintesi unica che riflette la sua visione personale.
Che siate qui per ritrovare il gusto autentico di una ricetta dannunziana, per lasciarvi sorprendere da un piatto nikkei o semplicemente per gustare un dessert che è pura poesia, c’è una cosa certa: vi sentirete accolti e coccolati, proprio come a casa di un amico speciale. E, alla fine del viaggio, scoprirete che la parola in comune tra orto, poesia, Trentino e cucina nikkei non è poi così difficile da trovare: si chiama Peter Brunel.

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