Islanda, terra di contrasti: ghiaccio e fuoco, sabbia nera e mari cristallini, sole di mezzanotte e aurora.

Il nostro viaggio, 14 sconosciuti fino a quel momento, inizia la serata del 5 agosto a Reykjavík, la piccola capitale dell’isola. Non c’è modo migliore per conoscersi se non attorno ad un tavolo quindi ci dirigiamo verso l’Hlemmur Matholl, una food hall che si ispira a diversi modelli europei come il Mathallen di Oslo o la Boqueria di Barcellona. In questo spazio dieci locali si sfidano a suon di specialità islandesi. Tra questi vi segnalo SKÁL!, peraltro segnalato anche dalla guida Michelin, dove potrete provare ricette tradizionali dell’isola preparate con ingredienti coltivati a pochi chilometri da qui.

Islanda, Terra di Fuoco…

Martedì mattina è il momento di iniziare il viaggio vero e proprio, le meraviglie di quest’isola ci aspettano. Recuperate le macchine imbocchiamo la strada numero 1 verso sud-est per raggiungere la prima tappa: la valle termale di Reykjadalur. Qui scorre un fiume caldo dove fare un bagno rilassante nonostante le gelide temperature esterne. l’Islanda è un’isola dall’elevata attività vulcanica, attività che si manifesta anche sotto forma di zone termali dove l’acqua è scaldata naturalmente. A Reykjadalur potete concedervi un facile trekking di un paio d’ore tra cascate, pozze d’acqua fumanti e fumarole fino a raggiungere l’area predisposta per fare il bagno.

Proseguiamo verso nord per raggiungere uno dei simboli islandesi più famoso, sto parlando dei geyser ovviamente. Nell’area di Haukadalur ce ne sono diversi ma il più noto è sicuramente Geysir, questo è infatti il più antico geyser conosciuto e le sue eruzioni possono raggiungere i 60 metri. A poca distanza c’è il fratello minore Strokkur, le cui eruzioni avvengono circa ogni 4-8 minuti. Prima di dirigervi verso Gullfoss, potete fermarvi presso il complesso turistico lì vicino per una visita al museo multimediale Geysisstofa o uno spuntino.

Se siete dotati di una buona macchina fotografica cercate di immortalare i momenti immediatamente precedenti all’eruzione; non sarà facile ma ne vale sicuramente la pena.

La prima cascata che incontriamo è Gullfoss, la cascata dorata, una delle più note e spettacolari grazie ai due salti di 11 e 21 metri. Due sentieri permettono di ammirarla dall’alto e anche a pochi metri dal secondo salto.

Il tempo per ammirarla è però poco, dobbiamo correre per prendere il traghetto che ci porterà a Vestmannaeyjar, piccola isola vulcanica al largo delle coste meridionali. La storia di quest’isola e del suo centro abitato è piuttosto movimentata: nel 1627 pirati ottomani deportarono gli abitanti ad Algeri coe schiavi mentre nel 1973 la città fu in parte sepolta dalla lava e dalle ceneri dell’eruzione del vulcano Eldfell. Ma Vestmannaeyjar è famosa soprattutto per ospitare una delle più numerose colonie di Pulcinella di mare di tutta l’Islanda. Proprio la mattina successiva facciamo la conoscenza di questo simpatico volatile mentre si tuffa da scogliere a picco sul mare per pescare. Salutati i nostri nuovi amici è tempo di imbarcarci di nuovo e riprendere il viaggio sulla 1.

… Cascate…

Oggi vedremo anche due delle più belle cascate d’Islanda: Seljalandsfoss e Skogafoss. Seljalandsfoss, la “cascata liquida”, cade per 60 metri da quella che una volta era una scogliera sull’oceano. Ai lati si trova un sentiero che permette di passare dietro alla cascata (portatevi un k-way, ci si bagna 😉) e anche di arrivare a pochi metri dal potente getto. Prima di tornare alla macchina proseguite per un centinaio di metri fino a raggiungere Gljúfurárfoss, meno conosciuta ma non per questo meno spettacolare: per poterla ammirare bisogna infatti entrare in un piccolo canyon guadando il torrente che si forma dalla caduta della cascata.

Skogafoss (30 km oltre Seljalandsfoss) è più impressionante delle due precedenti complici la larghezza di 25 metri e la possibilità di arrivare a farsi il bagno sotto il suo imponente gesto. Ciò che la rende davvero incredibile è però la quasi costante presenza di un arcobaleno di fronte ad essa. Sulla destra troverete una scalinata che vi porterà in cima alla cascata; non penso però che ne valga la pena a meno che non vogliate seguire il sentiero del Laugavegur.

… Hot Dog?!?…

Prima di raggiungere Vík í Mýrdal, dove alloggeremo, un salto a Dyrhólaey è d’obbligo! Dalla scogliera del faro è possibile vedere la maestosa penisola di origine vulcanica con il maestoso arco di lava nera. Facendo proseguire lo sguardo è possibile intravedere la sabbia nera di Reynisfjara. La sabbia vulcanica di questa spiaggia è davvero scenografica ma a renderla anche più caratteristica sono le imponenti scogliere basaltiche dove riposano sterne e pulcinelle e i due faraglioni (secondo una leggenda due troll trasformati in pietra dal sole perché intenzionati a rubare una nave). Prima di lasciare Reynisfjara non potete non fermarvi a provare i migliori hot-dog dell’isola, almeno secondo il proprietario. Il chiosco si trova proprio alla partenza del sentiero che conduce alla spiaggia.

Il giorno successivo ci aspettano un paio d’ore di macchina per arrivare al Parco Nazionale di Skaftatell. Il parco fu istituito nel 1967 ed è il secondo più grande del paese. Dal centro visitatori partono diversi sentieri e ci inerpichiamo lungo quello che ci porterà verso Svartifoss. Questa cascata, detta “la Cascata Nera”, non è alta come Seljalandsfoss o potente come Gullfoss ma è sicuramente più scenografica. Il salto nasce infatti da un anfiteatro di colonne basaltiche davvero spettacolare. Ritornati al punto di partenza si può proseguire su un altro sentiero per raggiungere il ghiacciaio Skaftafellsjökull, davvero impressionante nella sua imponenza.

… e Ghiaccio

La vera meraviglia di questa zona d’Islanda però è un’altra e si trova a pochi chilometri da qui. La Laguna Glaciale di Jokulsarlon è uno spettacolo tanto unico quanto, in un certo senso, preoccupante. Il più grande lago glaciale islandese è comparso a metà degli anni Trenta del ‘900 e negli ultimi 40 anni è più che raddoppiato a causa della fusione del ghiacciaio che lo alimenta. Gli iceberg che con fragorosi rumori si staccano dalla lingua del ghiacciaio navigano placidamente verso l’Oceano distante poche centinaia di metri. Alcuni di questi, poi, si arenano sulla spiaggia creando un effetto come di tanti diamanti abbandonati che dà anche il nome a questo luogo: Diamond Beach. A rendere il tutto ancora più emozionante sono le foche che ogni tanto fanno capolino dall’acqua come a spiare i tanti turisti.

Prima di lasciare il soleggiato sud e lasciarci alle spalle la prima parte del viaggio manca ancora una tappa: le cascate Litlanesfoss e Hengifoss. Per raggiungerle imboccate la strada 931 fino al parcheggio e poi prendete il sentiero. La strada è tutta in salita ma lo sforzo è sopportabile, soprattutto lo spettacolo ne vale la pena. Dopo circa un chilometro iniziamo ad intravedere in lontananza Hengifoss che con i suoi 120 metri è la seconda cascata più alta dell’isola. Ma la prima che incontriamo è Litlanesfoss; come Svartifoss è anch’essa circondata da colonne basaltiche. Dopo un’altra mezzoretta di cammino arriviamo finalmente al cospetto dell’impressionante salto di Hengifoss; nonostante la stanchezza e un vento davvero fastidioso riusciamo ancora a meravigliarci di fronte a queste bellezze della natura.

Ritornati alla macchina ci dirigiamo verso Egilsstadir; qui inizierà la seconda parte del viaggio verso il nord dell’Islanda e capiremo che il bel tempo di questi giorni appena trascorsi non è destinato a durare per sempre…

La Strada verso Reykjavík
Cambridge