Il Turismo Enogastronomico continua a crescere. Toscana la regione con più appeal

"I veri viaggiatori, non sono persone ricche ma curiose. Non sono alla ricerca di comodità, ma di novità, sorprese"

Questa frase di Paolo Crepet sembra pensata apposta per un nuovo fenomeno che in questi ultimi anni è cresciuto notevolmente: quello del turismo enogastronomico. Fino a qualche anno fa i motivi principali che spingevano gli italiani a viaggiare erano cultura e divertimento; oggi, invece, l'enogastronomia non è soltanto un di più all'interno del viaggio bensì ne diventa componente essenziale. Ciò che emerge dal Primo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano (stilato sotto l’egida dell’Università degli studi di Bergamo e della World Food Travel Association, con il patrocinio di Touring Club, Ismea Qualivita, Federculture e la collaborazione di Seminario Veronelli e The Fork- TripAdvisor)  è come, finalmente, il nostro rapporto con questo mondo stia cambiando: oggi, il 30% dei turisti italiani sono turisti enogastronomici (numeri vicini a quelli degli altri paesi europei ma ancora lontani dall'impressionante 70% cinese).

Secondo Roberta Garibaldi, che ha condotto lo studio, "Risulta sempre più evidente come la gastromania stia condizionando la scelta dei viaggi. Troviamo un rafforzamento su ogni fronte: ora gli italiani si muovono anche per cercare esperienze legate al cibo e al vino"; è proprio questa curiosità che spinge il 63% dei turisti a valutare la presenza di un'offerta enogastronomica al momento di scegliere la meta di un viaggio. Le esperienze Food più popolari, dopo il mangiare piatti tipici del luogo in un ristorante locale (indicata dal 73% dei turisti), sono visitare un mercato con prodotti del territorio (70%) e comprare cibo da un food truck (59%). Forte è pure l’interesse verso il Beverage, non solo vino, ma anche birra locale. Nonostante l’interesse sia molto alto, il mercato mostra ancora ulteriori margini di crescita. Esiste un gap fra le esperienze desiderate ed effettivamente fruite, molto ampio nel caso di proposte quali andare alla scoperta di cibo con un esperto enogastronomico (40%) e partecipare ad un viaggio enogastronomico di più giorni organizzato da un’Agenzia di Viaggio o da un Tour Operator (36%). 

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Per quanto riguarda il viaggio all'estero, esistono grandi classici cui non sappiamo, o meglio non vogliamo (personalmente quando viaggio tendo a evitare il più possibile ristoranti italiani a meno di situazioni di emergenza, non vi raccomanderei mai un MeatBall Spaghetti nel mezzo del deserto americano) rinunciare come pasta, pizza, vino italiano e caffè. 

Tra le mete più gettonate vi è la Toscana, seguita da Sicilia e Puglia. Molto indietro, forse un po' a sorpresa, Lombardia, Piemonte e Veneto nonostante ricche di eccellenze e offerte gastronomiche anche, e soprattutto, di altissimo livello. Come abbiamo visto, però, la "ristorazione di alto livello" non è uno dei criteri di scelta per i turisti (lo è più per i turisti stranieri) probabilmente per questioni economiche o culturali; questo sembra quindi penalizzare le tre grandi regioni.

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Ma chi è veramente questo turista gastronomico? Dove si colloca nello strato sociale? Roberta Garibaldi così sintetizza: “è un turista acculturato, con maggiore capacità e propensione alla spesa, che cerca nell’enogastronomia un’opportunità di conoscenza e contatto con la cultura di un territorio. Organizza il suo viaggio affidandosi al web, sia per raccogliere informazioni sia per prenotare le singole componenti del viaggio. Ma ha una propensione maggiore rispetto al turista generico alla prenotazione attraverso intermediari. Si sente più coinvolto, vuole sperimentare l’enogastronomia a 360°, affiancando spesso altre proposte attive. Preferisce percorsi misti, non monotematici: il turista del vino cerca anche ottime esperienze gastronomiche”.

Foto: Confesercenti