Pensieri Superficiali: Arriva la Legge sugli Home Restaurant

Sulla scia dei successi, più o meno conclamati, delle nuove attività di Sharing Economy incentivate dall'UE come Uber e AirBnb, dal 2014 anche in Italia si è diffusa quella dell' "Home Restaurant". Per due anni questa forma di ristorazione privata è cresciuta e prosperata raggiungendo gli oltre 7 milioni di fatturato (nel 2014, secondo ConfEsercenti). Successo cavalcato sopra buchi legislativi che vedevano questo settore emergente completamente non regolato dal punto di vista dei guadagni e delle certificazioni necessarie. Numerose associazioni di commercianti hanno cominciato ad alzare la voce chiedendo una rapida regolamentazione per favorire un'onesta concorrenza tra "chef" di casa e chi lo Chef lo fa di mestiere sottostando a numerose regole.

La legge ora è arrivata, proposta dal M5S alla Commissione Attività Produttive e sostenuta dalla gran parte della maggioranza. I 326 sì della Camera sono dunque il primo passo verso la formulazione della legge, il secondo sarà il voto del Senato.

Cosa dice la nuova legge

La legge impone stringenti vincoli, soprattutto fiscali, e ben poche agevolazioni per chi ha intenzione di intraprendere questa attività. Di questo si lamenta Giambattista Scivoletto, fondatore di Homerestaurant.com; "Vengono imposti tanti e tali controlli e limiti che avremo inevitabilmente alla rinuncia di tantissimi aspiranti cuochi casalinghi".

Tra le più importanti novità vi sarà l'obbligo per il "ristoratore" di registrarsi su una piattaforma digitale; la stessa su cui dovranno registrarsi gli eventuali ospiti almeno 30 minuti prima del pasto, pena multe salatissime. Sempre con modalità elettroniche e con "modalità di registrazione univoche dell'identità" andranno effettuati i pagamenti in modo tale che siano rintracciabili: addio entrate in nero (l'aspetto forse più pressante di tutta la faccenda).

In termini di igiene e sicurezza, i locali in cui si andrà a svolgere l'attività (in sostanza cucina e sala da pranzo) dovranno soddisfare dei requisiti igienico-sanitari previsti dalla legge. In più ci sarà l'obbligo di stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi. Le differenze riguardo alla proposta di legge originaria riguardano l'obbligo di dotarsi dell'attestato HACCP (in cui si riconoscono le conoscenze legate alle norme igieniche nel trattamento dei prodotti alimentari) e l'obbligo di dichiarare al proprio comune l'inizio attività, entrambi non più necessarie. 

Come detto in precedenza i maggiori vincoli riguardano l'aspetto fiscale della legge: gli home-restaurant non potranno servire più di 500 coperti all'anno. I compensi, invece, non potranno superare i 5000 euro, tetto massimo per considerare l'attività occasionale e rimanere esente da imposte. Sopra i 5000 euro fino ai 30000 sarà necessario aprire partita IVA e iscriversi all'INPS, avvalendosi di un regime fiscale agevolato. 

Ovviamente le reazioni sono molto diverse: da una parte Confcommercio e i ristoratori che esultano, che finalmente vedono regolamentare un settore fino ad ora da loro ritenuto al limite; dall'altra Confedilizia e i sostenitori della Sharing Economy che sperano in un no del Senato

Crediti Copertiva: MondoLavoro