This is NOT a Review

E siamo arrivati a cinque; This Is Not A Sushibar continua a crescere e a farlo sotto ogni punto di vista: da quello dei locali, che dovrebbero diventare sei nel corso dell'anno, da quello economico, prevista un'ulteriore crescita nel 2018, e da quello delle ricette. Ecco, le ricette; come si intuisce dal nome non pensate di trovare (o ordinare via etere) quello che vi aspettereste di trovare nel 99% dei ristoranti giapponesi di Milano. Qui le parole d'ordine sono sperimentazione, contaminazione e ispirazione e vanno a colpire soprattutto uramaki e roll, ovvero i due piatti che più si prestano a una rivoluzione del tradizionale concetto di sushi. Nascono così gli uramaki Broadway e Black Rainbow impreziositi dal sesamo placcato in oro alimentare e messo in risalto dal nero di seppia in cui è bagnato il riso e l’Hip Hip Urràmaki nato per festeggiare i 10 anni di attività racchiudendo in un unico roll i “pesci” più venduti fino a quel momento. Il primo piatto a comparire in menu è stato il cirashi sbagliato, ovvero una rivisitazione del noto piatto giapponese che vede unire gli ingredienti immancabili nella dispensa di uno studente o di un single: riso, tonno e maionese.  La proposta gastronomica è studiata per soddisfare anche le esigenze di vegetariani (ad esempio l’uramaki green valley, con pomodori secchi e philadelphia) e vegani (con il futomaki vegan, un roll ripieno di insalata, avocado e cetriolo). Con l’inaugurazione del quinto shop nasce l’uramaki Raffaello, un roll di riso con alga nori, salmone bagnato nel cognac, scaglie di cioccolato fondente, fragole, avocado, pepite di cioccolato e semi di sesamo dorati, "lo abbiamo pensato come un piatto finale, non un dolce ma un piatto con cui terminare la parte salata del pasto" dice Matteo Pittarello, co-fondatore e presidente di This is not. 

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This is Not nasce nel 2007 come digital company per poi trasformarsi in ristorante. Punto forte è il delivery, introdotto nel capoluogo lombardo ben prima che farsi portare il mangiare a casa diventasse un'abitudine diffusa come adesso. E proprio per il delivery erano stati pensati i precedenti quattro locali, piccoli e con pochi posti a sedere con vista sul bancone. Quello di Sanzio sembra invece un punto di rottura: il passaggio da un design estremamente minimale a uno più articolato, realizzato per il nuovo negozio dall’architetto Andrea Langhi, incarna la volontà di raccontare attraverso forme e colori l’identità di This is not a sushi bar; non un ristorante etnico (a partire dal nome, non giapponese), non un ristorante tradizionale, bensì un luogo d’incontro, non solo virtuale, per una community non convenzionale. A caratterizzare la cucina è la console ergonomica studiata per i sushi men: un piano di lavoro che si sviluppa attorno ai cuochi e che permette loro di avere ingredienti e strumenti a portata di mano, semplificando la preparazione.

Un altro punto di forza di This is Not oltre al delivery, che nei primi tempi veniva addirittura fatto in tram, è quello che Pittarello e soci definiscono “hr liquide”, ovvero la possibilità di cambiare le mansioni e crescere all’interno del team a seconda delle capacità della singola persona. Ne sono un esempio il sushi man diventato poi socio o il consegnatore diventato fotografo ufficiale.

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Cucina su Misura

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La seconda settimana di maggio è stata molto intensa per la città di Milano, si è infatti svolta la nona edizione della Milano Food Week. Tante cucine temporanee allestite in giro per la città; la più scenografica quella ai piedi del Castello, la più glamour quella nelle vetrine del Brian&Barry Building a due passi dal Duomo. Proprio in quest'ultima è iniziata la mia Food Week con uno storycooking di Matteo Torretta, executive chef di Asola - Cucina Sartoriale che si trova all'ultimo piano del palazzo e che ha, senza alcun dubbio, la vista migliore sulla città.

 

Terminato l'evento in anticipo e con ancora qualche ora prima dell'inizio delle lezioni in università decido di prendere l'ascensore e concedermi un pranzo "all'altezza"; "Almeno vado a lezione soddisfatto" confermo al maitre quando mi fa accomodare al bancone che circonda la cucina dove il Sous-chef di Torretta e due ragazzi viaggiano con calma frenetica tra i fornelli. 

In cucina si celebrano tradizione e creatività tra piatti tipici della tradizione milanese, come il Risotto allo Zafferano e la Cotoletta alla Milanese, e altri che raccolgono elementi da luoghi esotici e dalle esperienze estere di Torretta. Tutto cerca di creare un'esperienza tagliata su misura per l'ospite, sia come servizio che come piatti, i quali possono soddisfare le diverse inclinazioni di ogni cliente.

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Decido di combinare le due anime della cucina di Asola: per iniziare un Uovo Morbido, uovo impanato con panko e servito con crema di fave, pancetta e pecorino romano. Lo spettacolo dell'uovo che rilascia il tuorlo cremoso è senza pari e riesce ad amalgamare tutti gli ingredienti; la delicatezza della crema, la croccantezza della pancetta e la sapidità del pecorino si sposano alla grande.

Proseguo con Pastamista, rivisitazione della classica pasta Patate e Cozze. Un mix di diversi formati di pasta, che rendono diverso per consistenze ogni boccone, con crema di patate, cozze e pomodoro datterino. Un piatto davvero eccezionale che avrei sicuramente continuato a mangiare.

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Per chiudere una Tartelletta alle Fragole con ganache di panna cotta, basilico e la sua granita. Già durante la mia prima visita qui ero rimasto davvero soddisfatto dei dolci e anche questa volta le attese non sono state deluse; dessert molto semplice ma freschissimo, l'ideale per concludere un pranzo di una calda mattina milanese.

10 g di Felicità

Quando parliamo di tartufi la prima cosa che ci viene in mente sono i fantasmagorici prezzi delle aste che si tengono ad Alba in autunno e la debole convinzione che una cena a base di tartufo possa essere la cosiddetta esperienza "once in a lifetime". A Milano da questo autunno non è più così grazie a Giorgio Gaffi, a capo di Milano Tartufi e adesso anche titolare di 10 Grams, il primo fast food dedicato al mondo del prezioso fungo.

Il concept è proprio quello di un Fast-Food: grandi tavoli di legno, cucina a vista dove osservare la magia, piatti semplici e prezzi "fast". L'insieme non deve ingannare: i piatti preparati dai giovani chef prevedono ingredienti assolutamente al top e tartufi di stagione: bianco in autunno, nero di Norcia in inverno, bianchetto in primavera e il nero estivo. 

Non possono mancare i celebri tagliolini, o tajarin, conditi con burro fatto in casa ed esaltati dal profumo e dal sapore intenso di quei 10 g di maestosità culinaria. Piatto tanto semplice quanto buono, perché proprio nella semplicità si trovano le cose migliori. 

Non solo pasta però; in menù possiamo trovare altri piatti che tradizionalmente colleghiamo al tartufo come l'uovo, fritto o in camicia, o la tartare ma anche novità come il gelato o la cheesecake (assolutamente da tenere in conto nella prossima visita).

I prezzi, vista la zona e l'argomento, sono assolutamente democratici visto che i tartufi arrivano direttamente dal produttore (o in questo caso cercatore) al vostro piatto e  con meno di 20 Euro potrete venire via più che soddisfatti.